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”Hotel Nacional de Cuba„

I’m going to Cuba often. Or rather, I often go to Havana. I remember the first time I went. Before leaving I was excited like a child who is about to enter to Eurodisney. I would have gone to the Caribbean, the mecca of the cigar.

I do not remember anything about the ocean crossing. And ‘as if I had brought with teleportation. A sort of Star Trek. I do remember arriving at the hotel Nacional de Cuba, for friends the Nacional.

After climbing the stairs and passed the front door, I found myself catapulted back in time. I was in the 50s. Or maybe in the 30′s. The building was in fact inaugurated on 30 December 1930.

I was in the middle of a long corridor from which descended from the high ceiling large chandeliers. The doorman gave me a smile “Buenas Dias” and my Latin soul went out  immediately.

The counter that welcomed guests to check in was similar to those of the banks of the western movies. It was all so beautiful and wonderful that I could not concentrate on only one thing. My eyes went from the reception desk, to the pendulum clock.

Ended up checking in, I flew in the room, undid the bags and found myself in front of the old elevators, four on each floor, complete with a pointer indicator for the various levels. I pushed the button for the ground floor. I was hungry to know the rest of the hotel.

The elevator doors opened and a pleasant smell of tobacco permeated the nostrils. I breathed deeply. Got off the elevator, I noticed the sign for the “tienda” La Casa del Habano. I rushed.

I was about to buy my first habano on Cuban soil. I went into the shop and down the stairs which led me to the walk-in humidor. I was hooked.

Over excited by the situation I chose a Partagas Serie D n. 4. I left La Casa del Habano.
I was ready to explore the Nacional. I noticed that the front door by which I had entered a few hours before, there was another one like it. I went.

I pushed open the door and found myself on the patio. I had never seen anything like it. Along the corridors of the patio there were sofas and chairs around the tables, where hotel guests drank mojitos and smoking cigars. At the corner to my left, there was a bar. At the corner on the right a small stage where you sensed that someone was going to play in the evening.

I was in front of a driveway with a central fountain, behind which I could see the ocean. It continued up to the driveway overlooking the Malecon that ran along the sea.

From that point I had a wonderful view. Turning our gaze to the east I could see the buildings that looked out on the seafront up to the Fortaleza del Morro, characterized by the presence of the lighthouse. That point passing ships, merchant and not to enter the port of Havana.

Front of me was the immensity of the ocean and to the west the Malecon continued to spread to the eye. On the wall that enclosed the limit, could be seen sitting Cubans, aimed at the horizon.

It was too much. Too many emotions, too many feelings all at once.
I gave  two rich puffs on my cigar, trying to make order in my mind.

So I decided to put myself sitting at one of the tables that were there. I enjoyed the view and the smoke. After a while, a waiter asked what I took. I was dumbfounded for a moment. Then the spark: a mojito, por favor.

A little later, I drank mojitos one of the more good you can drink in Havana. What a wonderful feeling of peace. I was calming down with excitement.

Now I could distract the eye from the Malecon and continue to study the Nacional. An impressive work. With two side towers. He radiated a unique charm. Being there made me feel like an important person or maybe just a person who lived for the first time.

My whole body was alive. My hands, my feet. All the pores of the skin.
The cigar finished, the mojito as well. The sun was setting and the sky was tinged with a warm yellow.
It was time to go take a shower and get ready to meet my first “Noches Cubanas.”

Following, Italian version.

Vado a Cuba spesso. O meglio, vado spesso a L’Avana. Ricordo la prima volta che andai. Prima di partire ero emozionato come un bimbo  che sta per entrare ad Eurodisney.  Sarei andato ai Caraibi, alla mecca del sigaro. Non ricordo nulla della traversata oceanica. E’ come se mi avessero portato col teletrasporto. Una sorta di Star Trek. Ricordo invece l’arrivo all’hotel Nacional de Cuba, per gli amici il Nacional.

Dopo aver salito le scale e superato la porta d’ingresso, mi ritrovai catapultato indietro nel tempo. Ero negli anni 50. O forse negli anni 30. L’edificio infatti venne inaugurato il 30 dicembre del 1930.

Ero al centro di un lunghissimo corridoio dal soffitto alto dal quale scendevano grossi lampadari . Il portiere mi rivolse un sorridente “Buenas Dias” e la mia anima latina uscii immediatamente fuori.nacional

Il bancone che accoglieva gli ospiti per il check in era simile a quelli delle banche dei film western. Era tutto cosi bello e grande che non riuscivo a concentrarmi su un’unica cosa. I miei occhi andavano dal bancone  della reception, all’orologio a pendolo che scoccava le ore.

Finito il check in, volai in camera, disfeci le valige e mi ritrovai di fronte ai vecchi ascensori, quattro per piano, con tanto di indicatore a lancetta per i vari livelli.  Spinsi il tasto  del piano terra. Ero affamato di conoscere il resto dell’hotel.

Le porte dell’ascensore si aprirono e un piacevole odore di tabacco pervase le narici. Respirai profondamente. Uscito dall’ascensore, notai l’indicazione per la “tienda” La Casa del Habano. Mi precipitai.

Stavo per acquistare il mio primo habano in terra cubana. Entrai nel negozio e scesi le scale che mi portavano al walk in humidor. Ero rapito.

Sopra eccitato dalla situazione scelsi un Partagas Serie D n.4. Lo taglia, lo accesi e dopo averlo pagato, lasciai La Casa del Habano.

Ero pronto ad esplorare il Nacional. Notai che di fronte alla porta da cui ero entrato poche ore prima, ce ne era un’altra uguale. Andai.patio

Spinsi la porta e mi ritrovai nel patio. Non avevo mai visto nulla di simile. Lungo i corridoi del patio c’erano divani e poltrone intorno a dei tavolini, dove clienti dell’albergo bevevano mojito e fumavano sigari.  All’angolo alla mia sinistra, c’era un bar. All’angolo a destra  un piccolo palco dove si intuiva che la sera qualcuno avrebbe suonato. Di fronte avevo un vialetto con al centro una fontana, alle cui spalle potevo vedere l’oceano. Infatti il vialetto continuava fino ad arrivare a strapiombo sul Malecon che costeggiava il mare.fontana

Da quel punto avevo una vista meravigliosa. Volgendo lo sguardo ad est vedevo i palazzi che davano sul lungomare fino ad arrivare alla Fortaleza del Morro, caratterizzata dalla presenza del faro. Li passavano le navi, mercantili e non, per entrare nel porto dell’Avana.el morro

Davanti avevo l’immensità dell’oceano mentre ad ovest il Malecon continuava a serpeggiare a vista d’occhio. Sul muretto che ne delimitava il limite, si potevano notare cubani che seduti, miravano l’orizzonte.

Era troppo. Troppe emozioni, troppe sensazioni tutte insieme.

Diedi due ricche boccate al sigaro, cercando di fare ordine nella mia mente.malecon

Decisi cosi di mettermi seduto ad uno dei tavolini  che stavano li. Avrei goduto del panorama e della fumata. Dopo qualche istante, un cameriere chiese cosa prendevo. Rimasi interdetto un attimo. Poi la scintilla: un mojito, por favor.

Di li a poco, bevvi uno dei mojitos più buoni che si possano bere a l’Avana. Che bella sensazione di pace. Mi stavo calmando dall’eccitazione.

Ora potevo distrarre lo sguardo dal Malecon e continuare a studiare il Nacional. Un’opera imponente. Con due torri laterali. Sprigionava un fascino ineguagliabile. Stare li mi faceva sentire una persona importante o forse, solamente una persona che viveva per la prima volta.

Tutto il mio corpo era vivo. Le mie mani, i miei piedi. Tutti i pori della pelle.

Il sigaro terminò, il mojito pure. Il sole stava tramontando e il cielo si colorava di un giallo caldo.

Era ora di andare a fare una doccia e di prepararmi ad affrontare la mia prima “noche cubana”.

 

-Massimo Busciolano-

 

One Response to "”Hotel Nacional de Cuba„"

  1. Guido Carloni
    Guido Carloni 4 anni ago .Rispondi

    Mitico si vede che ti sei fatto coinvolgere! Un hotel storico

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